Artrite psoriasica: i pazienti con esordio cutaneo rispondono meglio alle terapie

L’esordio precoce dell’artrite psoriasica avviene prevalentemente con sintomi cutanei. E sembra collegato a una maggiore probabilità di risposta ai trattamenti. Al contrario, un esordio tardivo è più probabile con sintomi articolari, ed è più comune in pazienti che non rispondono alle terapie


Lartrite psoriasica è una malattia dai mille volti. Con sintomi cutanei multiformi, un coinvolgimento articolare e muscolo-scheletrico che può variare notevolmente, e una prognosi difficile da prevedere, perché i pazienti rispondono in modo molto diverso alle terapie disponibili. Raggruppare in sottotipi la patologia è una delle strade principali con cui si arriverà a migliorare le opzioni terapeutiche e la cura dell’artite psoriasica. E un nuovo studio presentato durante il convegno annuale dell’American College of Rheumatology va proprio in questa direzione, dimostrando che l’età del paziente all’esordio dei primi sintomi della malattia influenza la probabilità che questi siano inizialmente cutanei o articolari, e potrebbe aiutare anche a identificare un nuovo gruppo di malati che non rispondono a pieno alle terapie disponibili.

La ricerca ha sfruttato i dati raccolti da PsART-International, una coorte di pazienti con artrite psoriasica provenienti da Turchia, Italia e Canada. Il database nasce per studiare il sottogruppo di pazienti in cui i sintomi muscolo-scheletrici hanno un esordio più precoce di quelli a danno della pelle. E per questo, contiene dati molto dettagliati sui pazienti, che comprendono il primo esordio dei sintomi, l’esito delle terapie, e fattori demografici come età, familiarità genetica per la malattia, e molto altro. “L’artrite psoriasica è una malattia eterogenea in termini di manifestazioni cliniche e risposta alle terapie”, spiega Umut Kalyoncu, reumatologo della turca Hacettepe University che ha coordinato lo studio. “Se i pazienti in cui la malattia esordisce come artrite appartengono realmente a un sottogruppo particolare, questo significa che potrebbero avere anche una differente prognosi e risposta ai trattamenti. Quel che è certo è che nella nostra coorte il raggiungimento dell’attività minima di malattia in seguito alle terapie è risultato statisticamente meno frequente per questi pazienti”.

I pazienti inclusi nello studio sono stati 1.631, di cui 71 che avevano sofferto prima dei sintomi dermatologici, 1.251 in cui erano comparsi prima quelli reumatologici, e 309 in cui le due sintomatologie sono comparse simultaneamente. Incrociando tutti i dati disponibili su questi pazienti, i ricercatori hanno quindi effettuato un’analisi statistica alla ricerca di variabili che influenzassero l’esordio della malattia. E l’analisi ha dato i frutti sperati: l’età in cui un paziente sviluppa i sintomi cutanei della malattia sembra infatti collegata alla probabilità di sviluppare prima i sintomi cutanei o quelli articolari. Se la malattia appare presto, insomma, tende a farlo con i sintomi della psoriasi. E in media quelli articolari arrivano dopo 65 mesi (cinque anni e mezzo). Se a comparire sono i sintomi di una psoriasi pustolosa, inoltre, l’arrivo dei problemi articolari in media è più precoce di circa due anni. Mentre in caso di psoriasi ungueale, psoriasi a placche o persone con una storia familiare di psoriasi, i sintomi ai danni delle articolazioni tendono ad arrivare più tardi, a circa 7 anni dall’esordio della malattia. Tutte variabili che potrebbero identificare sottogruppi differenti di pazienti.

“L’età a cui la psoriasi fa la sua comparsa è particolarmente importante, perché dipende dal background genetico del paziente”, sottolinea Kalyoncu. “La psoriasi ad esordio precoce è fortemente associata a HLA-Cw6 [una variante genica che predispone allo sviluppo della malattia, e
identifica pazienti che rispondono bene ad alcuni farmaci, ndr]. Al contrario, la psoriasi ad esordio tardivo non è associata a questo allele. Nel nostro studio la comparsa dei sintomi articolari è risultata fortemente correlata ad un esordio tardivo della psoriasi, e questo potrebbe voler dire che questi pazienti rappresentano un differente sottogruppo, che reagisce in modo meno ottimale alle terapie”.

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