Early SpA Clinic: nuovi percorsi per la cura delle spondiloartriti

spondiloartriti

A volte chi ha la psoriasi ha anche problemi alle articolazioni, fra cui malattie infiammatorie reumatiche quali le spondiloartriti. Oggi per queste patologie arriva il progetto Early SpA Clinic, che velocizzerà la diagnosi e l’accesso al percorso terapeutico

Dolori, infiammazione, deformazione alle articolazioni possono essere i segni della presenza di una spondiloartrite, un gruppo di malattie infiammatorie reumatiche di cui fa parte anche l’artrite psoriasica. Spesso chi soffre di psoriasi presenta come comorbilità una spondiloartrite. Per i pazienti con le spondiloartriti (in sigla SpA) è partito un progetto, su scala nazionale, per favorire una precoce presa in carico della persona e per una migliore gestione del percorso di cura. Promosso da Novartis, il progetto, chiamato Early SpA Clinic,coinvolge 25 centri ospedalieri italiani, una rete capillare sul territorio cui fanno riferimento il 30% dei pazienti con spondiloartriti.

Psoriasi e spondiloartriti

Circa il 20-30% dei pazienti con la psoriasi sviluppa anche sintomi articolari. Che possono indicare la presenza di una vera e propria malattia infiammatoria reumatica, nota come artrite psoriasica. L’artrite psoriasica fa parte delle spondiloartriti, che includono anche la spondiloartrite anchilosante e la spondiloartrite enteropatica, quest’ultima associata alla presenza di malattie infiammatorie croniche intestinali. In particolare, fra psoriasi e spondiloartrite anchilosante c’è un filo sottile e a volte sono compresenti. Un recente studio, ad esempio, ha dimostrato che in un gruppo di alcune centinaia di pazienti, nel 24% dei casi artrite psoriasica e spondiloartrite anchilosante coesistevano.

Il progetto

Della durata di un anno, l’obiettivo del progetto (non l’unico con questi scopi) è di velocizzare la diagnosi di spondiloartrite e consentire un migliore accesso del paziente alle cure. Per farlo, faciliterà il lavoro del medico di riferimento e migliorerà l’accesso alla strada terapeutica, con una semplificazione delle procedure e dell’organizzazione. Un po’ come creare una sorta di scivolo per il paziente verso la diagnosi e la terapia, il progetto si occuperà di accorciare il percorso fra la persona e la cura. Il tutto servendosi di una piattaforma analitica e di gestione di indicatori della performance organizzativa.

I primi risultati

Già 16 centri ospedalieri hanno aderito e sono disponibili i primi risultati. I centri si sono occupati di pazienti con artrite psoriasica, spondilite anchilosante e spondiloartrite assiale non radiografica (Axial SpA). Ciò che emerge è l’elevata domanda e l’abbondante numero di accessi ai centri ospedalieri coinvolti, con un +2% di pazienti che provengono da altre strutture e hanno deciso di cambiare centro in favore di uno di quelli coinvolti.

Anche la continuità è importante: la metà delle persone ha ricevuto una diagnosi nei 7 anni precedenti l’indagine è rimasta nello stesso centro per le cure. Una testimonianza dell’importanza del rapporto medico-paziente e della possibilità di essere seguiti in maniera continuativa.

In quanto a efficienza, a distinguersi positivamente per organizzazione sono i centri di Bari e di Milano. Ma, in generale, su tutto il territorio nazionale ci sono anche delle criticità. Fra queste, i tempi ancora elevati per l’accesso. Il tempo medio di attesa per accedere alle Unità di Reumatologia è pari a circa 5 mesi e mezzo, con un tempo massimo rilevato che è di un anno e tre mesi.

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