Psoriasi: cresce il ricorso alla medicina non convenzionale

medicina complementare

Il 40% dei pazienti americani si affida alla medicina complementare e alternativa per combattere la psoriasi. Spesso affidandosi a terapie prive di qualsivoglia prova di efficacia


Pochi risultati e troppi effetti collaterali. E così i pazienti decidono di abbandonare i farmaci tradizionali per affidarsi alla medicina complementare e alternativa. “Terapie” per cui spesso, però, non esiste alcuna prova di efficacia. È lo scenario che emerge da uno studio appena pubblicato sulle pagine del Journal of the American Academy of Dermatology dai ricercatori della George Washington School of Medicine and Health Services, negli Stati Uniti, secondo i quali il 40% dei pazienti con psoriasi da loro intervistati fanno uso, per esempio, di integratori di vitamine, probiotici e prodotti di erboristeria per trattare i propri sintomi.

Il sondaggio sulla medicina complementare

Per capirlo, i ricercatori hanno coinvolto circa 100mila pazienti con psoriasi, di cui 219 (68% donne e il 32% uomini) hanno completato lo studio. Dalle risposte, il team ha scoperto che, complessivamente, il 41% dei partecipanti ricorre alle terapie alternative, come l’uso di integratori di vitamina D e B12, probiotici, prodotti erboristici, come l’aloe vera e i sali del Mar Morto, o decide di apportare cambiamenti nell’alimentazione, come per esempio di seguire una dieta gluten-free. Mentre circa il 39% utilizzano terapie complementari, come per esempio esercizi di meditazione e yoga, agopuntura e coppettazione.

Medicina complementare, questione di genere

Il tipo di terapia, aggiungono i ricercatori, dipende dal genere: rispetto alle donne, gli uomini usano maggiormente vitamine (24,0% vs 18,9%), sali del Mar Morto (17,0% vs 7,8%) e la coppettazione (3% vs 0,8%); mentre più donne rispetto agli uomini utilizzano prodotti erboristici (17% vs 14%), o svolgono esercizi di yoga e di meditazione (9,6% vs 2%). Ma non solo: dai risultati del sondaggio è emerso che il 42% consiglierebbe ad altri pazienti l’utilizzo delle terapie alternative e complementari. E ad essere i più propensi a raccomandarle sono i pazienti con psoriasi moderata (52%), rispetto a quelli con psoriasi lieve o grave (35% e 40% rispettivamente).

Quando il farmaco non funziona

I motivi più comuni per l’utilizzo di terapie complementari o alternative, spiegano i ricercatori, risiedono nel fatto che i pazienti considerano i farmaci tradizionali non efficaci o con troppi effetti collaterali. “I pazienti utilizzano questi trattamenti perché ciò che è stato loro prescritto non sembra essere efficace”, ha spiegato Adam Friedman, autore dello studio. “Ma quello che abbiamo appena scoperto è che i pazienti non sanno quali trattamenti funzioneranno meglio”. Infatti, spiega l’esperto, l’uso della meditazione o dei sali da bagno del Mar Morto, di cui sono stati dimostrati gli effetti benefici, non sono stati spesso riportati dai pazienti rispetto, invece, all’utilizzo di integratori di vitamine e probiotici, di cui non è stata finora dimostrata alcuna efficacia nel trattamento della malattia. “Iniziative educative – concludono i ricercatori – che consentono ai medici di discutere con i propri pazienti di medicina complementare e alternativa basata sull’evidenza possono essere una buona strategia per migliorare la soddisfazione dei pazienti e gli esiti della malattia”.

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