Psoriasi: meglio evitare i tatuaggi

psoriasi e tatuaggi

Psoriasi e tatuaggi, la relazione è complessa. Secondo alcune delle stime più recenti, da un quarto a un terzo dei pazienti predisposti geneticamente alla psoriasi va incontro all’insorgenza della malattia dopo aver fatto un tatuaggio. In gergo specialistico, questo effetto rientra nel fenomeno di Köebner, che consiste nell’apparizione di lesioni e di processi infiammatori della pelle (non solo la psoriasi) nella zona in cui c’è stato un trauma, come un tatuaggio. E che per chi soffre di psoriasi può essere la scintilla che accende l’esordio della malattia.

I traumi possono farla comparire

In generale, nei soggetti predisposti alla psoriasi sono spesso i traumi a provocare l’insorgenza delle chiazze eritematose e delle placche proprie della patologia. “Molto spesso è così che i pazienti scoprono di avere questa malattia”, spiega Gabriella Fabbrocini, direttore della Dermatologia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II , “Il fattore scatenante per l’esordio dei primi sintomi sono traumatismi, come tagli, ustioni e altre ferite, ma anche interventi chirurgici, suture associate all’asportazione di un neo e particolari manipolazioni della pelle”.

Psoriasi e tatuaggi

Fra cui anche i tatuaggi. Basandosi sui risultati degli studi, oltre che sull’esperienza, il fattore scatenante è proprio l’incisione della pelle, che rappresenta un trauma per il tessuto cutaneo. “Ma in qualche caso – prosegue l’esperta – anche il colorante può agire come un corpo estraneo induttore di una risposta infiammatoria”. Quando la psoriasi è già presente, inoltre, fare un tatuaggio può portare a una recrudescenza o a una ricaduta della patologia nella zona tatuata o intorno.

Quando appare la psoriasi

L’apparizione delle prime manifestazioni può avvenire anche non subito. “Frequentemente si manifesta da 3 mesi ad un anno dopo aver fatto un tatuaggio – chiarisce Fabbrocini – insomma, non per forza nelle prime settimane”. Per questo i soggetti che sanno di essere predisposti o che hanno una diagnosi dovrebbero prestare attenzione e monitorare la zona a lungo. A partire da questo primo episodio, inoltre, la psoriasi può cronicizzarsi e apparire anche in altre parti del corpo.

Gli accorgimenti

È buona norma che soggetti a rischio e pazienti con psoriasi evitino i tatuaggi, sottolinea la dermatologa. Per chi li ha già fatti, è bene monitorarli regolarmente e recarsi tempestivamente dal dermatologo alla comparsa delle prime manifestazioni. Questo per evitare che i sintomi peggiorino e la patologia si estenda o si intensifichi. Un altro accorgimento è quello di tenere idratata la pelle nelle zone tatuate e intorno ed evitare ulteriori sollecitazioni della cute, come anche sfregamenti, della cute in quelle aree. “Mentre la rimozione del tatuaggio non per forza è risolutiva e non sempre è una strada da consigliare – aggiunge l’esperta – dato che si tratta di una pratica complessa, che a volte non fornisce risultati soddisfacenti, dato che il laser è efficace soltanto su alcuni tipi di colore”.

Ma se proprio si desidera un tatuaggio, l’ideale è che sia piccolo e in zone non delicate e che non sono già colpite dalla psoriasi. Senza dimenticare che tatuaggi molto estesi non sono consigliabili per nessuno, secondo l’esperta. Quelli su tutta la schiena o sulle braccia, oggi frequenti, possono coprire i nei e rendere più difficili i controlli dermatologici. “Se si applica un colorante sopra i nei – illustra Fabbrocini – si alterano i criteri diagnostici – fra cui variazioni del neo, il colore e la forma – alla base dell’individuazione di una lesione melanomatosa. Così si rischia di non riuscire a diagnosticare un melanoma”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *